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Hackney music club
LONDRA Il nuovo quartiere delle notti live e multicultural
di Joshua David Stein
Vetrine di parrucche africane si alternano a minuscoli negozi che espongono hijab e borsette o a una libreria caraibica. Più oltre c'è una "Piccola Saigon", con tanto di botteghe di manicure e ristoranti che servono le tipiche zuppe. Hackney, quartiere
della squallida periferia nordorientale di Londra, ha un'atmosfera da bazar frequentato da immigrati.
Negli ultimi anni però, tra
le sue strade hanno fatto la loro comparsa degli esuli
di altro genere: spinti dall'aumento degli affitti, numerosi artisti, designer
e giovani bohémien dai jeans sempre più attillati stanno lasciando Shoreditch per
aprire bar e gallerie d'arte qui.
Ma dal momento che Hackney è già densamente (e vivacemente) popolato, le loro nuove attività spesso devono occupare dei locali posti al di sopra, al di sotto, o persino all'interno di attività già esistenti. Il bar Barden's Boudoir (38-44 Stoke Newington Road) è uno degli ultimi arrivati. Nascosto tra un discount e una rivendita di spiedini turchi, per entrata ha una porta qualsiasi che conduce a un'angusta rampa di scale. L'ambiente è illuminato da sfere a specchi che ruotano e richiama un pubblico variegato. Un venerdì sera, un uomo alto in smoking a righe rosse ballava con una donna che indossava un cappellino a tamburello leopardato.
Sul piccolo palco, una band balcanica alternava suggestioni romene a ritmi hip-hop.
A poca distanza, A10 Russian Bar (267 Kingsland Road)
pare un bar clandestino:
un ambiente sotterraneo, decorato con vecchi poster dell'era sovietica e si fa pubblicità soprattutto per passaparola e attraverso MySpace. I nuovi arrivati si stanno infiltrando anche all'interno delle più antiche istituzioni di Hackney.
Al Bethnal Green Workingmen's Club
(44-46 Pollard Row, www.workersplaytime.net),
un ritrovo sociale
che da 53 anni è un punto di riferimento per i lavoratori del quartiere, alcuni rugosi veterani condividono lo spazio, e interminabili serate a base di birra e bingo, con freschi ventenni. Al piano superiore, in una stanza umida e rivestita in legno, si tengono anche serate di varietà, feste disco e - di quando in quando -
uno spettacolino circense.
Hackney sta vivendo
una rinascita, e gli indizi di questo sono ovunque.
Oggi, nell'edificio un tempo abbandonato che fu sede
di The Hackney Gazette,
lo stentato giornale di quartiere,
la Passing Clouds Works
(440 Kingsland Road, www.passingclouds.org),
una collettiva di artisti, organizza laboratori d'arte, rassegne cinematografiche, di teatro sperimentale e concerti.
Una domenica sera, durante una jam session, nel locale erano radunati quasi 25 musicisti. E mentre un africano con l'acconciatura rasta si esibiva al djembe, un tamburo africano, un inglese alto e barbuto lo accompagnava con la tromba. La loro intesa era perfetta. (© The New York Times)
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